Fallace speme ha sol l’amor che muore

Ben può talor col mie ‘rdente desio
salir la speme e non esser fallace,
ché s’ogni nostro affetto al ciel dispiace,
a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qual più giusta cagion dell’amart’io
è, che dar gloria a quella eterna pace
onde pende il divin che di te piace,
e c’ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallace speme ha sol l’amor che muore
con la beltà, c’ogni momento scema,
ond’è suggetta al variar d’un bel viso.
    Dolce è ben quella in un pudico core,
che per cangiar di scorza o d’ora strema
non manca, e qui caparra il paradiso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti nella malinconia della sera

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False hope belongs unto that love alone

Sometimes my love I dare to entertain
With soaring hope not over-credulous;
Since if all human loves were impious,
Unto what end did God the world ordain?
For loving thee what license is more plain
Than that I praise thereby the glorious
Source of all joys divine, that comfort us
In thee, and with chaste fires our soul sustain?
False hope belongs unto that love alone
Which with declining beauty wanes and dies,
And, like the face it worships, fades away.
That hope is true which the pure heart hath known,
Which alters not with time or death’s decay,
Yielding on earth earnest of Paradise.

Yours Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

Quella che vi propongo oggi è una delle mie poesie più note dedicata alla notte o meglio, alla sua personificazione. La notte è in fin dei conti il dolce preludio della morte e consente di metter fine almeno per qualche ora alle preoccupazioni e alle angosce.  Dalla vita agiata è poca l’arte che può venir fuori e io di vita agiata poca ne ho avuto assai poca.

O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi madrigali

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Today I’ll be giving you one of my most famous poems that I dedicated to Night or better yet, how Night is typically represented. Night after all is the sweet prelude of death and allows us, for a few hours, to forget  all our daily concerns and anxieties. Not too much art can come out of an anxious lifestyle but you should know that I haven’t lived a low key life which led me to have lots of anxiety.

O night, o sweet though sombre span of time!

All thing find rest upon their journey’s end

Whoso hath praised thee, well doth apparehend;

And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.

Our cares thou canst to quietude sublime;

For dews and darkness are of peace the friend:

Often by thee in dreams upborne, I wend

From earth to heaven, where yet I hope to climb.

Thou shade of Death, through whom the soul at length

Shuns pain and sadness hostile to heart,

Whom murners find their last and sure relief!

Thou dost restore our suffering flesh to strength,

Driest our tears, assuages every smart,

Purging the spirits of the pure from grief.

Always yours, Michelangelo Buonarroti and my madrigals

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I miei versi trasformati in madrigali

Ho avuto molta influenza sui miei contemporanei non solo per quanto riguarda la scultura e la pittura ma anche su altre forme d’arte. I miei versi furono adoperati per scrivere madrigali che ebbero a onor del vero un discreto successo.

La musica mi piaceva eccome. Ricordo ancora quando in casa di Lorenzo il Magnifico ci si sedeva tutti attorno al Cardiere per ascoltarlo cantare mentre s’accompagnava con la sua lira.

Andrea Antigo, Giovanni Conseil ma anche Tromboncino e Jacques Arcadelt noto anche con il nome italianizzato di Giacomo Archadelt, scrissero sui miei versi musiche da cantare a cappella e altre per liuto e voce. Venivano eseguite abitualmente nelle corti e nei salotti bene dell’epoca e riscontravano puntualmente l’approvazione del pubblico

Addirittura il compositore Orlando Sasso oramai quasi dimenticato, ispirandosi agli affreschi delle Sibille e dei Profeti della Sistina, compose un madrigale a quattro voci particolarmente suggestivo.

Nel 1533 a Firenze ebbi la fortuna di incontrarmi con Layolle, un compositore molto apprezzato in quel momento storico. Chiesi a lui di eseguire per me con l’organo due dei madrigali musicati dal Conseil e dal Festa. Proprio una gran bella soddisfazione fu quella che ancora non oso scordare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta asciandovi la prima parte del madrigale che compose Giacomo Archadelt sui miei versi Deh Dimm’ Amor.

Deh dimmi amor se l’alma di costei
fussi pietosa come ha bello il volto
s’alcun saria sì stolto
ch’a se non si togliesse e desse a lei
ed io che più potrei
servirla amarla se mi fusse amica
che sendomi nemica
l’amo più ch’allor far non doverei.

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