San Petronio

Fra le opere mie meno note c’è sicuramente il San Petronio che si trova a Bologna. Era l’autunno del 1494 quando decisi di allontanarmi da Firenze. La città era tutta in subbuglio e di lì a poco Piero de’ Medici sarebbe stato cacciato: al suo posto si instaurerà poi un governo repubblicano.

Raccolsi poche cose e me ne andai a Bologna, passando prima però dalla città di Venezia. Grazie all’aiuto del nobiluomo Giovan Francesco Aldovrandini, i frati di San Domenico mi commissionarono di realizzare tre sculture per l’Arca di San Domenico. L’Arca di San Domenico è un’opera tanto preziosa quanto elaborata ed era destinata a contenere le spoglie del Santo che fondò l’ordine.

All’opera, iniziata nel 1260, già avevano messo mano prima di me importanti scultori quali Nicola Pisano e Niccolò dell’Arca. Mancato quest’ultimo, proprio nel 1494, c’era bisogno di uno scultore che portasse a termine il complesso monumentale e scelsero me. Mi misi subito al lavoro realizzando in poco tempo tre sculture aventi dimensioni contenute: un Angelo reggicandelabro, San Procolo e San Petronio.

Per quanto riguarda San Petronio, ebbi a che fare con un blocco che già era stato sbozzato per sommi capi da Niccolò dell’Arca. Misi in mano al vescovo nonché patrono, l’intera città di Bologna. Guardate bene dentro la cerchia muraria della riproduzione: potreste riconoscere facilmente la torre degli Asinelli e quella della Garisenda. San Petronio, con un’abbondante veste, accenna un passo in avanti mentre mantiene uno sguardo severo che mira davanti a sé.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quasi quotidiani

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San Petronio

Among my works lesser known is San Petronio located in Bologna. In fall of 1494 I decided to get away from Florence. The whole city was in turmoil due to the overthrouging of Piero de ‘Medici and when place the  republican government begun.

I picked up my few things and went to Bologna, passing by Venice first. With the help of the nobleman Giovan Francesco Aldovrandini, the friars of San Domenico commissioned me to create three sculptures for the Ark of San Domenico. The Ark of San Domenico is a work so precious that it was to hold the remains of the saint who founded the order.

Work begun in 1260 and many important sculptors such as Nicola Pisano and Nicholas dell’Arca had already been involved with it.  In 1494, Niccolo dell’Arca passed away and there was a need for a sculptor to complete the monument, at which point I was choosen. I went straight to work and in no time I made three small sculptures: an Angel holding a candelabra, Saint Proculus and Saint Petronio.

As for the statue of San Petronio, I had no choice but to work on a block of marble that was already worked by Niccolo dell’Arca. The Bishop representing the entire city of Bologna told the citizens to have a good look within their city walls and to be proud of their 2 towers: Torre degli Asinelli and Torre Garisenda as well as  San Petronio, who wears a rich robe and who is always looking into the future as well as keeping a keen eye in front of him protecting their city.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti with his daily stories

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Mille rimedi invan l’anima tenta

Mille rimedi invan l’anima tenta:
poi ch’i’ fu’ preso alla prestina strada,
di ritornare endarno s’argomenta.
    Il mare e ‘l monte e ‘l foco colla spada:
in mezzo a questi tutti insieme vivo.
    Al monte non mi lascia chi m’ha privo
dell’intelletto e tolto la ragione.

Il vostro Michelangelo Buonarroti con suo San Procolo e le antiche fratture

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Chi di voi conosce il mio San Procolo?

Ci sono opere mie poco conosciute che realizzai da giovane ma anche in periodi successivi.

Chi di voi ad esempio conosce la storia che c’è dietro il mio San Procolo che si trova nella basilica di San Domenico a Bologna?

Ebbene, arrivati a Bologna dopo esser passato da Venezia per fuggire dai disastri fiorentini. Lì conobbi Gianfrancesco Aldovrandi, un nobile che mi offrì ospitalità a casa sua per tutta la mia permanenza in città. Era un gentiluomo che amava le arti figurative ma non disdegnava nemmeno le lettere. Era un grande appassionato di Dante, del Petrarca e del Boccaccio…e come si poteva dargli torto con cotali illustrissimi gusti.

Per intercessione di questo signorotto ottenni il mio primo incarico pubblico. Infatti proprio a Bologna mi commissionarono la realizzazione di tre sculture da collocare nell’arca di San Domenico già iniziata  nel Tredicesimo secolo da Nicola Pisano.

Realizzai per questa chiesa un angelo reggi-candelabro, San Petronio e San Procolo. Regalai a quest’ultimo uno sguardo accigliato, severo che un po’ a dirla tutta assomiglia a quello che ideai per il David un bel po’ di anni più tardi.

San Procolo era stato un soldato bolognese che morì come martire per decapitazione e la sua patria natìa voleva rendere omaggio al santo ricordandolo attraverso un’opera mia.

Durante le operazioni di pulizia effettuate nel 1572 su tutta l’arca di San Domenico, il povero San Procolo cadde a terra e andò in frantumi. Se la osservate da vicino non vi sarà difficile scorgere le fratture bene evidenti sulle braccia, sulle ginocchia ma anche sul mantello e sulla testa del Santo.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e se ne va a mangiarsi un gelato….e non ditemi che ai miei tempi i gelati non c’erano: io lo mangio adesso, mica posso tornare indietro nel tempo!

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La fusione in bronzo per Giulio II

Giulio II volle da me una gigantesca opera in bronzo raffigurante la sua persona da piazzare sopra la facciata della Basilica di San Domenico a Bologna.Aveva vinto sui Bentivoglio e voleva rimarcare la sua supremazia con un gigante in bronzo che lo raffigurasse e che al contempo desse l’aspetto di potenza, di comando.

Io che non ero avvezzo a lavorare con certi materiali ebbi serie difficoltà nel portare a termine questo Giulio II di bronzo. L’opera alla fine la conclusi ma durò poco tempo perché appena le redini della città furono di nuovo in mano ai Bentivoglio, tutta la mia fatica, testa esclusa, si trasformò in una bombarda chiamata appunto “la giuliana” tanto per prendere in giro il papa del casato della Rovere.

Ho ritrovato questa lettera che scrissi al mi’ fratello Buonarroto nella quale, oltre ad arrabbiarmi come al solito con lui, descrivo un po’ la situazione di quel momento.

Bologna, 10 Novembre 1507

Buonarroto, io mi maraviglio che tu mi scriva tanto di rado.

Chredo pur che tu abbi più tempo da scrivere a me, che io a cte però avisami spesso come la fate.I’ ò intesso per l’ultima tua chome per buona chagione desideravi che io tornassi presto, la qual cosa m’à facto stare con sospecto parechi dì; però quando mi scrivi, scrivimi resoluto e chiarisci le cose bene, acciò che io intenda e basta.

Sappi che io desidero molto più che non fate voi di tornare presto, perché sto qua chon grandissimo disagio e chon fatiche istreme e non actendo a altro che a llavorare el dì e lla notte, e ò durata tanta faticha e duro, che, se io n’avessi a rrifare un’altra, non chrederrei che lla vita mi bastassi, perché è stato una grandissima opera, e sse ella fussi stata alle mani d’un altro, ci sarebe chapitato male dentro.

Ma io stimo gli orationi di qualche persona m’abbino aiutato e tenuto sano, perché era chontra l’openione di tucta Bologna che io la conducessi mai; poi che la fu gictata, e prima ancora, non era chi credessi che io la gictassi mai. Basta che io l’ò chondocta a buon termine, ma non l’arò finita per tutto questo mese, come stimavo; ma di quest’altro a ogni modo sarà finita, e ctornerò.

Però state tucti di buona voglia, perché io farò ciò che io v’ò promesso a ogni modo.

Conforta Lodovicho e Giovan Simone da mia parte e scrivimi come la fa Giovan Simone, e actendete a imparare e a stare a boctega, acciò che voi sappiate fare quando vi bisognerà, che sarà presto.

A dì dieci di novembre.Michelagniolo in Bolognia.

A Buonarroto di Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.Data nella boctega di Lorenzo Strozzi, Arte di Lana, im Porta Rossa.

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Vogliate scusarmi se la foto poco c’entra con la mia fusione in bronzo, ma d’altro canto di quell’opera non ne rimane altro che parole scritte.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Il papa si dimenticava di pagarmi

Per quattro lunghi anni dipinsi nelle posizioni più inimmaginabili ma alla fine ne valse la pena. La Volta della Cappella Sistina con i miei affreschi fece da scuola al mondo. Le arrabbiature, la fatica, i litigi col papa e le notti insonni che mi costò quel capolavoro non saprei spiegarvele a parole rendendo bene l’idea.

“Ei tratta con Papi come nemmeno il re di Francia avrebbe l’ardire di fare” diceva Pier Soderini di me. D’altro canto non è che avessi scelta e con Giulio II gli scontri erano all’ordine del giorno. non mi lasciava un attimo di tregua e ogni momento varcava le soglie della Cappella per constatare a che punto fossero i lavori. Mi ricordo che una volta ebbe la sfrontatezza di portare con sé amici suoi. Non ci impiegai molto a chiedergli perché volesse che dei ciechi giudicassero il mio lavoro.

I primi giorni di settembre del 1510 papa Giulio II della Rovere partì alla volta della conquista della Val Padana nel tentativo di difenderla dall’attacco dei francesi. Spese un quantitativo enorme di danari nell’impresa e mi lasciò a Roma senza un quattrino. Da tempo non stavo ricevendo quanto mi doveva e non avevo intenzione di continuare i lavori alla Sistina gratuitamente.

Montai sul mio cavallo baio e in poco tempo arrivai in quel di Bologna alla ricerca dei miei denari che il papa mi doveva.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani ha voglia di ricordare le sue lotte con papa Giulio II.

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Bologna mi dedica una mostra di incisioni

Anche la città di Bologna ha voluto rendermi omaggio con una bella esposizione di incisioni che  è possibile ammirare giù dal 25 di Ottobre presso la Pinacoteca Nazionale.

STAMPE IN COLLEZIONE. MICHELANGELO, PER INCISO 

La mostra è tutta incentrata sulle 12 incisioni realizzate da Cherubino Alberti (Borgo Sansepolcro 1553 – Roma 1615) lasciandosi affascinare dai miei lavori e in particolare dagli affreschi della Sistina.

Le opere in questione sono attualmente esposte nella sezione dedicata al manierismo della Pinacoteca e vengono messe in relazione grafica con altri disegni e studi realizzati sempre da Cherubino riuniti a Bologna per l’occasione. Le varie incisioni arrivano direttamente dalla dal gabinetto delle stampe e dei disegni degli Uffizi, dall’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma e dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro.

La mostra è curata da Chiara Cassinelli ed Elena Rossoni e rimarrà aperta fino all’11 di Gennaio 2015.

Orari di apertura:
martedì e mercoledì 9.00 – 13.30
da giovedì a sabato 14.00 – 19.00
domenica e festivi 14.00 – 19.00
lunedì chiuso
l’ingresso per assistere agli incontri è gratuito
ingresso alla galleria:  4€ intero / 2€ ridotto
gratuito per minori di 18 anni, soci ICOM, personale MIBACT, e altre categorie convenzionate
ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Lettere e ricordi

Lettera che scrissi al mi’ fratello Buonarroto che si trovava a Firenze.

Bologna,13 Febbraio 1508

 Buonarroto,

egli è già quindici dì che io credecti essere chostà, perché io stimavo, subito finita la mia figura, che costoro la mectessino in opera.

Ora chostoro mi dondolano e non ne fanno niente, e i’ ò chomessione dal Papa non mi partire, s’ella non è in opera; i’ modo che e’ mi pare essere impacciato.

Starò a vedere anchora tucta questa sectimana, e sse e’ non danno altro ordine, io me ne verrò a ogni modo, sanza osservare la chomessione.In questa sarà una che va al chardinale di Pavia, nella quale gli replicho questa chosa, acciò che e’ non si possan dolere.

Però fagli una choverta e dirizala a G[i]uliano da Sangallo per mia parte, e pregalo che lla dia in propia mano.

A Buonarroto di Lodovicho di Buonarrota Simoni in Firenze.

Data nella boctega di Lorenzo Strozi, Arte di Lana, im Porta Rossa.

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A proposito di angeli

Chi l’ha detto che gli angeli debbano essere sempre delle figure esili e leggiadre? Non è superbia la mia ma piuttosto la consapevolezza che nessuno di coloro che ha scolpito o dipinto angeli, ne abbia realmente mai visto uno con i suoi occhi.

I miei di angeli sono molto terreni e hanno sembianze assai umane. Se non fosse per il loro svolazzare in cielo, chi direbbe mai che quelle figure fossero davvero di angelica specie?

L’unico angelo a cui diedi un paio d’ale è quello reggi candelabro che scolpii per l’Arca di San Domenico a Bologna. Anche quello però, a parte le ali, ha poco di angelico è molto di terreno.

L’ho vestito con una tunica che più che celarne le fattezze, gli mette in bella mostra i muscoli tesi a causa del peso del candeliere che sorregge.

Certo che i miei di angeli anno poco a che fare con quelli leggiadri che dipingeva il Filippino Lippi ma che ci volete fare: a me piacciono così.

Il sempre vostro cordiale Michelangelo Buonarroti.

A proposito, se volete vedere questo angelo mio e le altre sculture che realizzai per l’Arca di San Domenico, recatevi a Bologna e gustatevela con tutta tranquillità, pernottando in una delle tante strutture locali prenotabili qui.

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Mi fecero anche la multa a Bologna

Verso la fine del Quattrocento Firenze era diventato un posto invivibile. I francesi erano alle porte e nella città regnava il caos completo. Temetti davvero di rimetterci l’osso del collo  e decisi di andarmene assieme al Granacci e al Caridiere. Ci fermammo qualche giorno a Venezia e poi ce ne andammo a Bologna.

Non facemmo neanche in tempo ad arrivare che t’arrivarono davanti du’ guardie tutte accigliate. “E ora che s’è fatto?” mi sarebbe venuto in mente di chiedergli ma non dissi nulla. Non volevo peggiorare la situazione che di primo acchito mi pareva assai ingarbugliata anche se in tutta sincerità non avevo capito il perché di quel fermo.

Fatto sta che non ci s’aveva il permesso per entrare a Bologna. Ma che ne sapevo io… provai a protestare ma non ci fu nulla da fare: mi dissero che mi mancava il suggello di cera rossa sull’unghia del pollice e mi fecero una multa di 50 bolognini.

Non avevo idea di come avrei potuto pagarla se nemmeno avevo i soldi per mettere qualcosa sotto i denti e il mio stomaco già si lamentava in modo assai rumoroso.

Alla fine un buonuomo risolse tutti i miei problemi. Giovan Francesco Aldovrandi si fece carico di questa spesa, mi accolse in casa sua ed è grazie a lui se mi commissionarono la realizzazione delle tre sculture nella Chiesa di San D0menico:  San Procolo, San Petronio e l’angelo reggi candelabro.

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San Procolo

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Angelo reggi candelabro

 

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San Petronio

Il vostro Michelangelo Buonarroti