L’ intelletto ascende libero e sciolto…sì ma senza amore

Ben posson gli occhi mie presso e lontano
veder dov’apparisce il tuo bel volto;
ma dove loro, ai pie’, donna, è ben tolto
portar le braccia e l’una e l’altra mano.
    L’anima, l’intelletto intero e sano
per gli occhi ascende più libero e sciolto
a l’alta tuo beltà; ma l’ardor molto
non dà tal previlegio al corp’umano
    grave e mortal, sì che mal segue poi,
senz’ali ancor, d’un’angioletta il volo,
e ‘l veder sol pur se ne gloria e loda.
    Deh, se tu puo’ nel ciel quante tra noi,
fa’ del mie corpo tutto un occhio solo;
né fie poi parte in me che non ti goda.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che dall’amore fu rapito e mai più tornò in sé fino alla fine dei suoi giorni.

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Studi di una gamba e di un torso sullo stesso foglio

I disegni che vedete a seguire li tracciai sul recto e sul verso del medesimo foglio. Li realizzai nel periodo in cui ero tutto impegnato alla progettazione delle sculture che avrebbero poi decorato la Sagrestia Nuova. Entrambi sembrano studi dal vero e ricordano da vicino, soprattutto il disegno con la gamba destra piegata, il modello per il Dio Fluviale di Casa Buonarroti. Sotto la gamba c’è una scritta di mano mia “in fuora“. Proprio tenendo in considerazione del tipo di grafia di questa breve dicitura, il Wilde ha datato il disegno  fra il 1524 e il 1525…stesso periodo della realizzazione del modello del Dio Fluviale.

Il foglio appartiene al British Museum e fu uno di quelli venduti, mannaggia a loro, dai miei eredi. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni sopravvissuti al tempo e ai miei roghi.

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Restaurato Lo Sguardo di Michelangelo di Antonioni

A distanza di dieci anni dalla morte del regista omonimo mio Michelangelo Antonioni, è stato avviato un importante progetto di restauro che coinvolge tutte le sue pellicole. L’Istituto Luce Cinecittà con la collaborazione del Gioco del Lotto hanno da qualche giorno presentato il restauro e la digitalizzazione de “Lo Sguardo di Michelangelo” ovvero il documentario girato dal grande regista nel 2004 che ha per protagonista soprattutto il Mosè e in parte le altre sculture e i fregi che decorano la Tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli.

Da venerdì 6 ottobre fino a ieri (10 ottobre) il cortometraggio appena restaurato è stato proiettato gratuitamente a ciclo continuo sia la mattina che il pomeriggio proprio all’interno della Basilica. Sapete, questo lavoro di Antonioni fu presentato per la prima volta al Festival di Cannes nel 2004 e venne definito dalla maggioranza dei critici presenti come l’opera più bella di tutto il festival.

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La conversione in digitale è stata realizzata adoperando i negativi originali di scena e di suono. Le immagini sono state sottoposte a una scansione a elevata risoluzione e, dopo essere state stabilizzate sono state pulite in maniera digitale eliminando tutti quei segni del tempo che si erano creati come spuntinature, righe e visibili segni di giunte. Mediante la pulizia digitale del suono sono stati notevolmente ridotti i rumori di fondo provocati dall’usura.

Vi propongo a seguire “Lo sguardo di Michelangelo”…il documentario che già dal titolo gioca con l’omonimia mia e del regista. Buona visione…ah, il video non è quello dopo restauro ma è semplicemente quello che sono riuscito a scovare in rete. Buona visione. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi augura un buon inizio di giornata.

S’ogni nostro affetto al ciel dispiace, a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?

  Ben può talor col mie ‘rdente desio
salir la speme e non esser fallace,
ché s’ogni nostro affetto al ciel dispiace,
a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qual più giusta cagion dell’amart’io
è, che dar gloria a quella eterna pace
onde pende il divin che di te piace,
e c’ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallace speme ha sol l’amor che muore
con la beltà, c’ogni momento scema,
ond’è suggetta al variar d’un bel viso.
    Dolce è ben quella in un pudico core,
che per cangiar di scorza o d’ora strema
non manca, e qui caparra il paradiso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Vatican Patrons: chi sono

I Vatican Patrons, o meglio, i Patrons of the Arts in the Vatican Museum, sono un’associazione priva di scopo di lucro formata da persone che desiderano dare il proprio personale contributo alla salvaguardia del patrimonio artistico contenuto nei Musei Vaticani.

Fino a questo momento i Vatican Patrons hanno raccolto ed elargito fondi per contribuire al restauro di opere fondamentali per la storia dell’arte come ad esempio la Cappella Paolina, l’appartamento Borgia, le Stanze di Raffaello e gli affreschi nel secondo registro della Cappella Sistina.

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Inoltre, questa associazione sostiene importanti progetti mirati alla realizzazione di itinerari artistici ed educativi dedicati ai bambini, alle persone ipovedenti e non vedenti, alle persone non udente e a tutte le persone portatrici di disabilità. Mediante la realizzazione di particolari ampliamenti, rampe, l’installazione di copie di opere da esplorare con le mani, tutti possono avere la possibilità di conoscere i capolavori più noti e amati presenti nei Musei Vaticani.

Amy Gallant Sullivan è la fondatrice dei Vatican Patrons mentre Sabrina Zappia è l’attuale presidente. Vi riporto la parte più importante del loro statuto, incentrata nell’articolo 3:  “…l’Associazione ha lo scopo di promuovere la cultura italiana ed internazionale ed in particolare l’arte, nonché favorire la conservazione ed il restauro delle opere d’arte detenute e contenute nei Musei Vaticani…. L’Associazione potrà promuovere e realizzare progetti volti a rendere l’arte, in  tutte le sue forme, accessibile a chiunque ed anche ai non vedenti, agli ipovedenti, ai non udenti, agli ipo udenti, ai disabili e ai bambini …

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti. Ah, già, dimenticavo. Se volete dare un’occhiata al loro sito ufficiale, cliccate qua .

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Donazione delle cave di Seravezza sì ma coercitiva

Tanto si è detto e discusso sulla donazione delle cave presenti sul territorio di Seravezza a Papa Leone X e ancora oggi circolano leggende a dir poco imbarazzanti sulla questione. Quella donazione lì però mica fu volontaria. Vi pare che un gruppo di persone si metta d’accordo per regalare  la parte forse più redditizia del proprio territorio a un pontefice senza riceverne in cambio alcun beneficio? Qualche dubbio viene no?

Infatti mica andarono così le cose. Quella fu una donazione finta, obbligata dalla Signoria di Firenze, dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dalla fortissima corporazione dell’Arte della Lana. Vi spiego qualche dettaglio in più altrimenti detta così rimane assai difficile da comprendere.

Con il Lodo sottoscritto il 12 ottobre del 1513, a Papa Leone X e quindi anche a Firenze (Leone X è esponente della famiglia Medici) vengono donate le cave presenti sul territorio sotto la giurisdizione di Pietrasanta e Seravezza con un atto scritto dai donanti ma di fatto redatto dai riceventi del regalo.

Il 14 maggio del 1515 venne inviata a Vieri de’ Medici, capitano e commissario di Pietrasanta, una lettera nella quale la Signoria di Firenze, l’Arte della Lana e l’Opera del Duomo. In questa carta venne messa nero su bianco l’intenzione di avvalersi dell’uso dei marmi di Pietrasanta. Nella lettera vennero fornite istruzioni precise e dettagliate per far predisporre dalle comunità locali presenti sul territorio di Seravezza (Fabbiano, Azzano, Giustagnana, Minazzana e Basati) un atto formale e definitivo di donazione.

L’atto formale viene redatto e sottoscritto sotto giuramento dalle persone più influenti dei cinque paesi o che comunque avevano delle strette relazioni con i possedimenti in questione e con le cave. Una volta arrivato a Firenze, l’atto così come venne scritto, non piacque ai riceventi del dono. Ancora una volta gli interessati chiesero l’intercessione di Vieri de’ Medici affinché tutte le clausole citate venissero rispettate, punto per punto.

Le comunità quindi ancora una volta si riunirono per scrivere un nuovo atto di donazione: quello definitivo che venne accettato dai riceventi del graditissimo dono che dono non fu.

L’atto attualmente è conservato presso l’archivio di Stato di Massa. Fra i nomi degli ufficiali firmatari vengono menzionati

  • Luca Tonini Ufficiale di Giustagnana
  • Giovanni di Domenico di M.Andrea Ufficiale di Minazzana
  • Matteo Vincenti Ufficiale di Basati
  • Manuello Ufficiale di Azzano
  • Filppo Tonini Lorenzi Ufficiale di Fabbiano
  • Giovanni Antonio Petri Sindaco del detto Comune (Seravezza)

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi quasi quotidiani racconti. Nella foto a seguire potete vedere sullo sfondo il Monte Altissimo con le sue cave e la cava Cappella sotto il paese di Fabbiano (frazione del comune di Seravezza, provincia di Lucca).

L'Altissimo e il paese di Fabbiano

 

Tommaso: luce del secol nostro unica al mondo

Roma, 30 Novembre del 1532

Inconsideratamente, messer Tomao s(ignio)r mio karissimo, fui mosso a scrivere a Vostra S(igniori)a, non per risposta d’alcuna vostra che ricievuta avesse, ma primo a muovere, come se creduto m’avesse passare con le piante asciucte un picciol fiume, o vero per poca aqqua un manifesto guado. Ma poi che partito sono dalla spiaggia, non che picciol fiume abbi trovato, ma l’occeano con soprastante onde m’è apparito inanzi, tanto che se potessi, per non esser in tucto da quelle sommerso, alla spiaggia ond’io prima parti’ volentieri mi ritornerei. Ma poi che son qui, fareno del cuor rocha e andereno inanzi; e se io non arò l’arte del navicare per l’onde del mare del vostro valoroso ingegnio, quello mi scuserà, né si sdegnierà del mio disaguagliarsigli, né desiderrà da mme quello che in me non è perché chi è solo in ogni cosa, in cosa alcuna non può aver compagni.

Però Vostra S(igniori)a, luce del secol nostro unica al mondo, non può sodisfarsi d’opera d’alcuno altro, non avendo pari né simile a ssé. E se pure delle cose mia, che io spero e promecto di fare, alcuna ne piacerà, la chiamerò molto più aventurata che buona; e quand’io abbi mai a esser certo di piacere, come è decto, in alcuna cossa a Vostra S(ignori)a, il tempo presente, con tucto quello che per me à a venire, donerò a quella, e dorrami molto forte non potere riavere il passato, per quella servire assai più lungamente che solo con l’avenire, che sarà poco, perché son troppo vechio.

Non altro che dirmi. Leggiete il cuore e non la lectera, perché ‘la penna al buon voler non può gir presso’. Ò da scusarmi che nella prima mia mostrai maravigliosamente stupir del vostro peregrino ingegnio, e così mi scuso, perché ò chonosciuto poi in quanto errore i’ fui; perché, quanto è da maravigliarsi che Dio facci miracoli, tant’è che Roma produca uomini divini. E di questo l’universo ne può far fede.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, perdutamente innamorato di Tommaso de’ Cavalieri, forse ancor prima di conoscerlo.

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La Madonna di Bruges per non vedenti ai Musei Vaticani

Da un po’ di tempo a questa parte ai Musei Vaticani è presente una fedele copia in bronzo della Madonna di Bruges inserita nel percorso ideato per le persone con minoranze visive. L’opera in bronzo è stata realizzata mediante l’utilizzo del calco originale appartenente alla Casa di Caravaggio.

I non vedenti e gli ipovedenti potranno così conoscere a fondo questa opera esplorandola con il tatto. A realizzare materialmente la fusione in bronzo a cera persa è stata la storica Fonderia Marinelli di Firenze. Dal 1905, anno della sua apertura, fino a oggi, ha realizzato opere importanti e apprezzate in tutto il mondo. Un esempio? I fregi in bronzo che decorano il celeberrimo scalone a doppia spirale elicoidale dei Musei Vaticani.

La donazione della Madonna di Bruges in bronzo, attualmente esposta all’ingresso della Pinacoteca Vaticana, è stata fatta da Ronald e Susan Welborn, Patron del Texas.

Chi sono i Vatican Patrons? Beh, avrò modo di approfondire la questione in un post che scriverà a breve. In ogni modo posso accennarvi per il momento che è un’organizzazione no profit molto simile a Friends of Florence ma che si occupa di raccogliere fondi per la conservazione del patrimonio presente nei Musei Vaticani.

 Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Crollata la scultura di Fischer in Piazza della Signoria

Come forse avrete già visto, quel coso in Piazza della Signoria realizzato da Fischer s’è schiantato al suolo nella serata di ieri. Una delle opere di cera tanto discusse ha ceduto ed è crollata. Per fortuna ha causato solo un poi di scompiglio ma nessuno s’è fatto male.

In realtà quel coso lì avrebbe dovuto sciogliersi entro metà gennaio ma niente, la base ha ceduto e si è autodistrutto prima. Oserei dire per fortuna e adesso mi auguro che provvedano a rimuoverlo al più presto e che tolgano anche l’altro rimasto in piedi per evitare un altro incidente simile. Quell’altro cosone di dieci metri che i fiorentini si sono affrettati a definire con epiteti non proprio lusinghieri che sta in posizione un po’ più centrale rispetto alla Piazza temo dovremmo sorbircela più a lungo.

Ma il tanto decantato decoro cittadino? Non mi venite a raccontare che quella è arte contemporanea, per piacere.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta sperando un giorno di poter passeggiare per Piazza della Signoria, libera da osceni e inopportuni ingombri.

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Quel sol amo perch’in lui si specchia

 Per ritornar là donde venne fora,
l’immortal forma al tuo carcer terreno
venne com’angel di pietà sì pieno,
che sana ogn’intelletto e ‘l mondo onora.
    Questo sol m’arde e questo m’innamora,
non pur di fuora il tuo volto sereno:
c’amor non già di cosa che vien meno
tien ferma speme, in cui virtù dimora.
    Né altro avvien di cose altere e nuove
in cui si preme la natura, e ‘l cielo
è c’ a’ lor parti largo s’apparecchia;
    né Dio, suo grazia, mi si mostra altrove
più che ‘n alcun leggiadro e mortal velo;
e quel sol amo perch’in lui si specchia.

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