Io e la filatelia

Cercando un po’ qua e un po’ là su siti di appassionati di filatelia, ho scovato delle interessanti emissioni di francobolli che mi riguardano da molto vicino. Con mia sorpresa ho visto che anche uno staterello piccino come l’Ajman a prevalenza musulmana e appartenente agli Emirati Arabi, il 15 maggio del 1970 diede alle stampe una serie di otto francobolli basati sui miei affreschi sistini.

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Oltreoceano le Grenadine, l’agglomerato di isolette in mezzo ai Caraibi, ha invece preferito scegliere come soggetto dei suoi francobolli il Cristo Portacroce di Santa Maria sopra Minerva nel cinquecentesimo anno dalla mia nascita.

1975 Grenada Grenadines

I francobolli che riguardano me e le mie opere emessi in Italia, nello Stato del Vaticano e in Russia sono innumerevoli e per pubblicarli tutti mi ci vorrebbe qualche ora. Per concludere e non tediarvi oltre vi propongo quello stampato nel 1975 dall’Albania.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The awakening prisoner.

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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No, non è mio

Spesso mi capita di vedere opere che vengono spacciate per mie ma che in realtà nemmeno si avvicinano lontanamente ai capolavori che realizzai. In particolare c’è un Apollo che viene spudoratamente affibbiato a me costantemente.

Lo vedo girare spesso su Instagram, Pinterest e su qualche fantomatico blog. Qualche giorno fa è stato postato da una pagina Facebook dedicata all’arte con più di 500.000 followers e mi ci hanno pure taggato sopra. Il brutto è che non ho letto nessun commento in merito del tipo “l’Apollo di Michelangelo ha tutt’altro aspetto”.

No, questo coso qui non è opera mia e non solo…guardatelo bene: nemmeno è marmo. E’ palesemente un gesso di moderna fattura. Spargete la voce e se vi capitasse di vederlo circolare, commentate suggerendo a chi lo posta che io, con quel coso lì, non c’entro proprio nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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O notte, o dolce tempo benché nero

Quella che vi propongo oggi è una delle mie poesie più note dedicata alla notte o meglio, alla sua personificazione. La notte è in fin dei conti il dolce preludio della morte e consente di metter fine almeno per qualche ora alle preoccupazioni e alle angosce.  Dalla vita agiata è poca l’arte che può venir fuori e io di vita agiata poca ne ho avuto assai poca.

O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi madrigali

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Today I’ll be giving you one of my most famous poems that I dedicated to Night or better yet, how Night is typically represented. Night after all is the sweet prelude of death and allows us, for a few hours, to forget  all our daily concerns and anxieties. Not too much art can come out of an anxious lifestyle but you should know that I haven’t lived a low key life which led me to have lots of anxiety.

O night, o sweet though sombre span of time!

All thing find rest upon their journey’s end

Whoso hath praised thee, well doth apparehend;

And whoso honours thee, hath wisdom’s prime.

Our cares thou canst to quietude sublime;

For dews and darkness are of peace the friend:

Often by thee in dreams upborne, I wend

From earth to heaven, where yet I hope to climb.

Thou shade of Death, through whom the soul at length

Shuns pain and sadness hostile to heart,

Whom murners find their last and sure relief!

Thou dost restore our suffering flesh to strength,

Driest our tears, assuages every smart,

Purging the spirits of the pure from grief.

Always yours, Michelangelo Buonarroti and my madrigals

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Io lo campai dalla morte

Nel settembre del 1975, durante la realizzazione di alcuni lavori nelle Cappelle Medicee, vennero scoperte delle tracce di disegni sulle pareti di una stanza lunga e stretta, ubicata proprio al di sotto della Sagrestia Nuova. L’allora direttore Paolo dal Poggetto, avviò un’indagine per scoprire cosa si nascondesse sotto lo spesso strato di intonaco e i risultati furono entusiasmanti. Le pareti erano state disegnate a carboncino da me secoli prima con vari soggetti. L’ambiente non è accessibile al pubblico e probabilmente non lo sarà mai per diverse questioni sia relative alla logistica che alla conservazione dei disegni.

Per spiegarvi il perché di quei disegni devo necessariamente andare a ritroso nel tempo. Ebbene, nel 1530 a Firenze la situazione non era certo delle migliori. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti che stessi a spada tratta dalla parte dei repubblicani.

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Giovanni Battista Figiovanni, il priore di San Lorenzo da sempre sostenitore della famiglia Medici, all’oscuro dei suoi protettori mi offerse aiuto nascondendomi nella chiesa di famiglia dei tiranni. Chi avrebbe mai sospettato che fossi proprio lì a due passi da casa Medici, nel cuore di Firenze? “Io lo campai dalla morte et salva’li la roba” scrisse il priore nelle sue Ricordanze.

La luce lì dentro era poca ma con le candele di sego riuscivo a rischiarare l’aria e a vederci meglio. Con le mani in mano non sono mai stato capace di starci e, anche in quella drammatica circostanza, non smisi di disegnare e studiare. Sulle pareti tracciai a carboncino diverse figure fra le quali anche il volto del Laooconte che conoscevo molto bene, alcuni studi relativi alle sculture che oggi si trovano al piano superiore e tanti altre figure fra le quali il capo di un cavallo. Ogni tanto veniva a farmi visita Antonio Mini, uno dei pochi amici che sapesse dov’ero, per portarmi qualcosa da mangiare.

 

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Le cose ritornarono alla normalità quando Papa Clemente VII Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”. Prima di uscire dal nascondiglio mi occupai di far stendere sopra i disegni uno strato di biacca per evitare che il priore di San Lorenzo finisse nei guai per avermi offerto un posto sicuro dove stare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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 I made him survive death

In September of 1975, during some restoration work in the Medici Chapels, the workers discovered traces of drawings on the walls of a long, narrow room, which is located directly below the New Sacristy. At the time director Paolo dal Poggetto, started an investigation to find out what was hidden under the thick layer of plaster, and the results were exciting.  I drew various figures on the walls with charcoal centuries before this discovery. This room is not accessible to the public and probably never will be for various issues due to the preservation of the drawings.

In order to explain those drawings, I need to go back in time. Well, the political situation in Florence was not the best in 1530 in Florence. The military troops sent by the Pope took complete control of the city and tried in every way to bring down the Republic and re-establish all political control to the rich and powerful Medici family. The Medici army wanted me dead because it was prettyu clear by now that I supported the Republic.

Giovanni Battista Figiovanni, the prior of San Lorenzo always supported the Medici family. But having seen me in need, he helped me by giving me access to hide in the Medici Church.  Who would have guessed that that I was right there around the corner from the house of Medici, in the heart of Florence hidding from them?  The Prior wrote in his diary that “I saved him from death”.

There was very little light down there but I made due with tallow candles. I have never been the type of person to stay still and even in this case I could not stop drawing and study. I drew farious figures on the walls with charcoal including the face of the Laocoön which I knew very well. I also drew schetches that relate relating to the sculptures that today are located above the room, as well as other figures including the head of a horse.  Every so often Antonio Mini, one of my very good friends who knew I was there to bring me something to eat.

Things returned to normal for me when Pope Clement VII, a Medici, realized he still needed my art. This is what Vasari wrote in his book The Lives of the Artists: “Pope Clement made sure to find him, with strict orders to make him return to work in their chapel in San Lorenzo to complete the statues and keep the same pay as previously agreed”.  Before I came out of hiding made sure to cover all my charcoal drawings with layer of white paint not to have the prior of San Lorenzo end up in trouble for giving me a safe place to hide.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti & my stories

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Il pugnale della Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è una delle più anziane che affrescai nella Volta della Sistina. Sfodera una muscolatura potente nonostante la sua età avanzata e un volto tutto concentrato a interpretare le profezie scritte sul grande libro con la copertina verde-azzurrognola.

In secondo piano compare un putto in piedi sopra il trono della veggente, con un libro rilegato in rosso sotto il braccio. Qualcuno come per esempio Pfeiffer, sostiene che i due giovani alle spalle della Cumana siano la personificazione della Memoria e dell’Intelletto che si abbandonano alla forza della volontà rappresentata dalla Sibilla.

Guardate bene nella parte bassa del riquadro e noterete la presenza di una borsa contenente cartigli e un pugnale nel suo fodero. La sibilla Cumana predice eventi sanguinosi e con il pugnale volli sottolineare questa sua peculiarità.

Il sempre vostra Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Cumaean Sibyl is one of the oldest sibyls that I frescoed on the Sistine Chapel ceiling. She is depicted physically  very strong for her age and extremely concentrated ready to preach the prophecies written in the big book with bluish-green cover.

In the background there’s a child standing by the sybyl’s throne, with a book bound in red under his arm. Pfeiffer as well as other writers argue that the two young figures behind the sibyl are the representations of Memory and Intellect who give up their strength while next to her.

Take a good look at the lower part of fresco & you’ll notice a bag containing papers as well as a dagger in its sheath. The Cumaean Sibyl  is known for having predicted bloody events, so I included this detail in order to point this out.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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San Petronio

Fra le opere mie meno note c’è sicuramente il San Petronio che si trova a Bologna. Era l’autunno del 1494 quando decisi di allontanarmi da Firenze. La città era tutta in subbuglio e di lì a poco Piero de’ Medici sarebbe stato cacciato: al suo posto si instaurerà poi un governo repubblicano.

Raccolsi poche cose e me ne andai a Bologna, passando prima però dalla città di Venezia. Grazie all’aiuto del nobiluomo Giovan Francesco Aldovrandini, i frati di San Domenico mi commissionarono di realizzare tre sculture per l’Arca di San Domenico. L’Arca di San Domenico è un’opera tanto preziosa quanto elaborata ed era destinata a contenere le spoglie del Santo che fondò l’ordine.

All’opera, iniziata nel 1260, già avevano messo mano prima di me importanti scultori quali Nicola Pisano e Niccolò dell’Arca. Mancato quest’ultimo, proprio nel 1494, c’era bisogno di uno scultore che portasse a termine il complesso monumentale e scelsero me. Mi misi subito al lavoro realizzando in poco tempo tre sculture aventi dimensioni contenute: un Angelo reggicandelabro, San Procolo e San Petronio.

Per quanto riguarda San Petronio, ebbi a che fare con un blocco che già era stato sbozzato per sommi capi da Niccolò dell’Arca. Misi in mano al vescovo nonché patrono, l’intera città di Bologna. Guardate bene dentro la cerchia muraria della riproduzione: potreste riconoscere facilmente la torre degli Asinelli e quella della Garisenda. San Petronio, con un’abbondante veste, accenna un passo in avanti mentre mantiene uno sguardo severo che mira davanti a sé.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti quasi quotidiani

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San Petronio

Among my works lesser known is San Petronio located in Bologna. In fall of 1494 I decided to get away from Florence. The whole city was in turmoil due to the overthrouging of Piero de ‘Medici and when place the  republican government begun.

I picked up my few things and went to Bologna, passing by Venice first. With the help of the nobleman Giovan Francesco Aldovrandini, the friars of San Domenico commissioned me to create three sculptures for the Ark of San Domenico. The Ark of San Domenico is a work so precious that it was to hold the remains of the saint who founded the order.

Work begun in 1260 and many important sculptors such as Nicola Pisano and Nicholas dell’Arca had already been involved with it.  In 1494, Niccolo dell’Arca passed away and there was a need for a sculptor to complete the monument, at which point I was choosen. I went straight to work and in no time I made three small sculptures: an Angel holding a candelabra, Saint Proculus and Saint Petronio.

As for the statue of San Petronio, I had no choice but to work on a block of marble that was already worked by Niccolo dell’Arca. The Bishop representing the entire city of Bologna told the citizens to have a good look within their city walls and to be proud of their 2 towers: Torre degli Asinelli and Torre Garisenda as well as  San Petronio, who wears a rich robe and who is always looking into the future as well as keeping a keen eye in front of him protecting their city.

Truly yours, Michelangelo Buonarroti with his daily stories

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Le apparenze

Quale giudizio sarà così barbaro da non comprendere che è più nobile il piede dell’uomo del suo stivale, e che la sua pelle è più nobile di quella delle pecore con la quale si fa il vestito?

Il vostro Michelangelo Buonarroti con il suo terzo caffè fra le mani

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Appearances

Whose judgment would be so barbarous as not to appreciate that the foot of a man is more noble than his boot, and his skin more noble than that of a sheep, with which he is dressed?

Truly yours, Michelangelo Buonarroti with his third coffee in his hands

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Quello che trovo scritto sui libri

Prima o poi forse mi deciderò a scrivere un libro sui libri sbagliati o qualcosa del genere. Come sapete sono alla continua ricerca di libri che parlino di me e delle mie opere. Ne ho letti di meravigliosi, belli, mediocri e osceni. Mi è capitato di leggere libri romanzati, altri bizzarri e fantasiosi molto poco attinenti alla realtà ma anche volumi capaci di appassionare il lettore raccontando al contempo la mia storia in maniera ineccepibile.

In questo pomeriggio soleggiato che inizia ad avere tutti i colori e i profumi della primavera, mi son seduto sul soglio dell’entrata di Santa Croce per mettermi a leggere in santa pace un volume assai prestigioso. Cosa ci trovo dentro? Ebbene, l’autore per dare validità a una sua tesi è partito da una considerazione del tutto sbagliata. Secondo questo tale di cui non dirò il nome, io sarei stato un sostenitore dei Medici. Ma quando mai? Se è vero che vissi alla corte di Lorenzo dei Medici è altrettanto vero che dopo la sua morte dovetti lasciare la sua dimora. I suoi figli non avevano certo la prontezza mentale del padre ed erano dei sanguinari despoti con i quali ben poco avevo da spartire.

Son sempre stato repubblicano ed era la Repubblica che volevo, non la dittatura. E quando mi dovetti nascondere dai parteggianti per i Medici che mi volevano uccidere proprio perché difendevo a spada tratta la Repubblica? Quando progettai le fortificazioni per la città di Firenze e per il campanile di San Miniato? Bah…certe affermazioni del tutto arbitrarie che mi capita di trovare nei libri mi lasciano assai perplesso. Capirei avessi trovato un discorso del genere in un libretto di poco conto, ma su questo che ho fra le mani adesso proprio no. E’ una nota stonata in un libro che propone anche cose interessanti. Un vero peccato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi racconta il peccato ma che non vuole svelarvi il peccatore. Il volume presenta considerazioni a volte valide, altre parecchio azzardate ma se potessi tornare in dietro dubito lo comprerei di nuovo.

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Un sonetto per Dante Alighieri

Alla mia fonte di ispirazione Dante Alighieri, volli dedicare questi versi che scrissi secoli fa

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

A poem for Dante Alighieri

For my inspiration Dante Alighieri, I wanted to dedicate this poem I wrote centuries ago.

From heaven his spirit came, and robed in clay

the realms of justice and mercy trod,

then rose a living man to gaze on God,

That he might make the thruth as clear as day.

For that pure star that brightened with his ray

the underserving nest where I was born,

the whole wide word would be a prize to scorn;

none but his Maker can due guerdon pay.

I speak of Dante, whose high work remains

unknown, unhonured by that thankless brood,

who only to just men deny their wage.

Were I but he! Born for like lingering pains,

against his exile coupled with his good

I’d glady change the world’s best heritage!

Your truly, Michelangelo Buonarroti

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