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L’Obelisco di Piazza San Pietro

L’obelisco di Piazza San Pietro se ne sta lì da secoli. Immobile e impassibile ha visto passare sotto la sua ombra papi, re e regine, imperatori, presidenti, cardinali, pellegrini e comuni mortali.

Realizzato in granito rosso e privo di geroglifici, fu fatto realizzare e innalzare a Helipolois da un faraone egiziano pe ringraziare il dio Sole per avergli restituito la vista.

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Plinio il Vecchio narra che in origine fosse più alto, sfiorando i 45 metri. Accadde che durante il trasporto effettuato per farlo arrivare ad Alessandria d’Egitto cadde accidentalmente e la base andò in frantumi.

Come arrivò a Roma questo obelisco Egiziano?

Fu Caligola, il terzo imperatore Romano, a volerlo portare in città. Per trasportare quell’enorme obelisco fu necessario costruire appositamente una nave tanto grande e robusta da poter contenere la sua grandezza e sostenere il suo importante peso. Appena arrivato a Roma, fu posizionato sulla spina del Circo di Nerone, 37 anni dopo la morte di Cristo.

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Lì rimase immobile per secoli, anche quando il circo non venne più usato e al suo posto fu realizzata una necropoli. Successivamente venne edificata al suo fianco la basilica di San Pietro per volere di Costantino. Insomma, senza mai cedere o cadere, l’obelisco rimase in quel luogo a lungo fino a quando, nel 1586, papa Sisto V volle farlo spostare al centro della Piazza della nuova basilica di San Pietro.

Spostare 25 metri di obelisco per un peso di 350 tonnellate non sarebbe facile nemmeno con le tecnologie di oggi, immaginatevi quanto potesse essere complicato alla fine del Cinquecento.

Affresco con l’erezione dell’obelisco in piazza San Pietro, Salone Sistino – Musei Vaticani biblioteca vaticana
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Il papa affidò l’arduo compito all’architetto Domenico Fontana. Fontana si mise subito al lavoro progettando un complesso sistema di impalcature e carrucole, calcolando e pianificando ogni minimo dettaglio delle operazioni da compiere.

Ci vollero sei mesi di lavoro, migliaia di uomini e 140 cavalli per portare l’obelisco dal fianco della Basilica al centro della piazza. Finalmente il 10 settembre del 1586 giunse il momento di innalzarlo verso il cielo: l’operazione più complessa di tutte.

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Il momento era talmente atteso da tutta la popolazione che per evitare l’affollamento dei curiosi che avrebbero intralciato le operazioni, la piazza fu chiusa. S’era inoltre fatta circolare la voce che chiunque fosse entrato nella piazza in quel momento, sarebbe stato messo alla forca.

Quando l’obelisco fu quasi innalzato, le corde di canapa si allungarono in modo pericoloso: avrebbero potuto spezzarsi lasciando cadere a terra l’obelisco in modo rovinoso sia per l’opera che per le persone che lì stavano lavorando.

Si narra che quell’irreale silenzio imposto da Fontana fu rotto dalle grida del un capitano di marina ligure Benedetto Brasca, alle prese con l’arduo lavoro: “Date acqua alle corde”. Le corde bagnate s’accorciarono poco a poco e l’obelisco cominciò ad andare al suo posto.

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Papa Sisto V concesse al Bresca una pensione a vita per questo suo prezioso contributo. Il capitano chiese e ottenne per lui e i suoi eredi il privilegio di fornire alla Basilica di San Pietro le palme per la domenica prima di Pasqua. Sapete, ancora oggi le palme di quel giorno arrivano direttamente dalla Liguria.

Contando l’altezza del basamento, l’obelisco oggi sfiora i 40 metri d’altezza. Dentro il globo che lo corona fu messa una reliquia della Santa Croce.

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I quattro leoni alla base furono posti in onore di papa Sisto V che li aveva nell’emblema del suo papato. Lo stesso papa volle che sulla base venisse incisa una preghiera che in italiano recita così: Ecco la Croce del Signore. Fuggite forze nemiche. Ha vinto il leone di Giuda, la radice di Davide. Alleluia.”

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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2 Comments »

  1. Che bella storia, che non tutti conosciamo e per questo grazie mille. Condivido i tuoi articoli con tutti i miei contatti e grazie a te molti fanno “formazione artistica” se così si può dire. Buona giornata e auguri di solo  cose belle. Aurora Scalora

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