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La Cappella Brancacci

Bastano quaranta metri quadrati per realizzare un capolavoro? Secondo Masolino e Masaccio sì, senza dubbio alcuno. Nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, come scriveva il Vasari, c’è “la scuola del mondo”. Su quegli affreschi abbiamo studiato in tanti: da Leonardo da Vinci fino a Raffaello.

Anch’io poco più che bimbetto, mentre ero a bottega dai fratelli Girlandaio, appena potevo mi rifugiavo in questa cappella per guardare da vicino quei volti, quelle vesti e quegli atteggiamenti. Li copiavo a carboncino su fogli di carta che riuscivo a ottenere dai miei maestri e proprio alcuni di quei disegni sono arrivati fino ai vostri giorni.

Felice Brancacci, tornato dalla spedizione fatta presso il Soldano del Cairo, volle commissionare nel 1424 la decorazione della sua cappella affidandola a Masolino da Panicale e a Masaccio, al tempo assai giovane mentre MAsolino già aveva compiuto i quarant’anni. La cappella in questione apparteneva alla famiglia propria già alla fine del Trecento grazie all’acquisizione di Pietro di Piuviochese Brancacci.

Masolino e Masaccio si misero al lavoro decorando le tre pareti e i pilastri d’ingresso ancora oggi visibili. Purtroppo gli affreschi della volta sono andati completamente perduti nel corso dei secoli e secondo quanto narrato dal Vasari, la volta a crociera era affrescata con i quattro Evangelisti di Masolino mentre le lunette, sempre affrescate da Masolino, proponevano la vocazione di Pietro e Andrea e la Navicella.

I due artisti lavorarono a scene diverse pianificando bene il lavoro in modo tale da poter lavorare assieme senza disturbarsi a vicenda.

Qual è il tema degli affreschi? E’ quella che viene definita la historia salutis ovvero la storia della salvezza dell’umanità: il ciclo pittorico ha inizio con il Peccato Originale di Adamo e Eva e prosegue con le storie di San Pietro che assume il ruolo di Cristo in Terra. Dalla Genesi ai Vangeli fino agli Atti degli Apostoli.

A un certo punto i lavori vennero interrotti bruscamente. Felice Brancacci fu esiliato da Firenze nel 1436: aveva osato andare contro Cosimo I de’ Medici schierandosi apertamente col partito avversario. E’ ipotizzabile pensare che fu proprio in questo periodo nero per il Brancacci che i ritratti della famiglia inseriti nella Resurrezione del figlio di Teofilo e San Pietro in Cattedra vennero eliminati scalpellandoli via.

Ma i tempi bui non erano ancora terminati. Qualche anno dopo l’esilio venne definitivo e la cappella perse ogni riferimento possibile alla famiglia Brancacci. Vedete l’antica Madonna del Popolo che ancora oggi sta sull’altare? Fu messa lì proprio in quel periodo in occasione della ridedicazione della cappella alla medesima Madonna.

La famiglia Brancacci fu riammessa a Firenze nel 1480 e solo allora la decorazione della cappella fu portata a termine anche se oramai diverse parti erano state letteralmente eliminate. Fu Filippino Lippi a ricevere l’incarico di concludere quel capolavoro cominciato anni prima. La scelta ricadde su di lui per due motivi: non solo era un pittore molto stimato al tempo ma era figlio di Fra Filippo che era stato uno dei primi allievi di Masaccio.

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