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I versi più celebri che scrissi affrescando la volta della Sistina

Quelli che vi propongo oggi sono forse i miei versi più noti al grande pubblico. Chi non ha mai visto l’immagine del foglio dove li annotai?

Aggiunsi a margine anche un disegno che ben mostrava quale fosse la posizione che tenevo per ore e ore affrescando la volta della Sistina. Anni duri, impegnativi e passati lavorando con la schiena inarcata, la testa rovesciata indietro e il braccio verso l’alto. Il colore mi gocciolava sul viso colorandomi la barba, le gote e qualche volta mi cadeva pure negli occhi.

Lavorando in quella posizione a lungo capitava poi che, a fine giornata, di perdere l’orientamento. Dov’era il pavimento? E il soffitto?

Con i capogiri oramai ci convivevo quotidianamente. Sapete, anche dopo aver terminato di lavorare agli affreschi della volta, per leggere qualsiasi lettera o scritto che fosse, rovesciavo la testa all’indietro tenendo il foglio in alto davanti al volto. Oramai quel modo di fare m’aveva compromesso la salute, la vista e l’orientamento.

 I’ ho già fatto un gozzo in questo stento,
coma fa l’acqua a’ gatti in Lombardia
o ver d’altro paese che si sia,
c’a forza ‘l ventre appicca sotto ‘l mento.
    La barba al cielo, e la memoria sento
in sullo scrigno, e ‘l petto fo d’arpia,
e ‘l pennel sopra ‘l viso tuttavia
mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
    E’ lombi entrati mi son nella peccia,
e fo del cul per contrapeso groppa,
e ‘ passi senza gli occhi muovo invano.
    Dinanzi mi s’allunga la corteccia,
e per piegarsi adietro si ragroppa,
e tendomi com’arco sorïano.
    Però fallace e strano
surge il iudizio che la mente porta,
ché mal si tra’ per cerbottana torta.
    La mia pittura morta
difendi orma’, Giovanni, e ‘l mio onore,
non sendo in loco bon, né io pittore.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

The most famous verses that I wrote, frescoing the vault of the Sistine Chapel

Those that I propose to you today are perhaps my most famous verses to the general public. Who has never seen the image of the sheet where I wrote them down? I added also a drawing in the margin which showed well the position I held for hours and hours frescoing the vault of the Sistine Chapel. Years of hard, demanding and past working with the back arched, the head turned backwards and the arm upwards. The color dripped onto my face, coloring my beard and cheeks, and sometimes it fell into my eyes too.

Working in that position for a long time it then happened that, at the end of the day, he lost his bearings. Where was the floor? And the ceiling? I was living with them every day with dizziness. You know, even after having dreaded working on the frescoes of the vault, to read any letter or writing that was, I turned my head backwards holding the paper up front of my face. By now that way of doing had compromised my health, my sight and my orientation.

I really got a goitre on this job,
like water does to cats in Loindonderry
or in whatever other place may be,
which forced my gut to stick atop my gob.
Beard to sky and nape, where memory’s sent,
laid back upon its coffin, Harpy-like the breast,
and anyway the brush above is best,
which, playing, makes the face a rich pavement.
And my loins slip to my stomach, deep inside,
and for counterweight, my back gets my behind;
and in vain I’d move the eyes along their arc.
In front of me I have my tight-stretched hide
and, folding, it’s all puckered-up behind.
and I extend myself, a Syrian arch.
How fallacious and arch
the judgement grows, for which my mind is porter:
a crooked blow-pipe serves but as distorter.
My lifeless picture
now defend, Giovanni, and my honor,
I’ll land in no good place, and I’m no painter.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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    Salire sulla Cupola di San Pietro: tutto quello che bisogna sapere

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2 Comments »

  1. ogni volta che la leggo mi commuovo per il grande patimento che ha sofferto non essendo Egli abituato a lavorare in quella postura giacchè fu prima principalmente scultore, immagino i dolori ossei e muscolari provati che aumentano ancor più il valore della sua opera immensa

    Piace a 1 persona

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